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VR ’92: Il tagliaerbe

1992: Brett Leonard prende in prestito Stephen King e porta la VR nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. Oggi riscopriamo "Il tagliaerbe"!

Recentemente, la VR è tornata alla ribalta e sta praticamente spopolando ma, come molti di voi sapranno, si tratta di una tecnologia che ha ormai diversi anni sulle spalle.

Oggi vogliamo guardarci indietro in salsa “pop” e tornare un po’ alle origini (per la precisione, nel 1992), riscoprendo un film noto per aver praticamente presentato al grande pubblico il concetto di realtà virtuale,  ovvero “Il tagliaerbe” (“The Lawnmover Man”) di Brett Leonard.

Il tagliaerbe

Questo film viene ispirato da un racconto di Stephen King (“La falciatrice”, pubblicato nella raccolta “A volte ritornano”) ma il regista, poco interessato al soggetto originale, ne sfrutta (molto alla lontana) alcuni elementi per trasformare una storia horror in un’incursione fantascientifica nel mondo della realtà virtuale.

La realtà virtuale è infatti il campo di ricerca del dottor Lawrence Angelo (Pierce Brosnan), uno scienziato che vede in questo tipo di tecnologia un sistema efficace per aumentare l’intelligenza umana. Angelo sembra essere sulla strada giusta ma il suo lavoro subisce una battuta d’arresto perché una delle cavie (uno scimpanzé dall’intelligenza aumentata) tenta di fuggire dal laboratorio e viene abbattuta dopo aver ucciso alcune guardie di sicurezza a colpi di pistola.

Frustrato per la sospensione della ricerca, Angelo si prende un periodo sabbatico durante il quale nota per caso Jobe Smith (Jeff Fahey), un ragazzo mentalmente ritardato che taglia l’erba nei giardini del vicinato. A questo punto ha un’intuizione e decide di fare di Jobe il suo nuovo soggetto sperimentale. Cercherà dunque di aumentare le sue capacità intellettive grazie a farmaci nootropi e immersioni nella realtà virtuale.

L’esperimento ha successo e in breve tempo Jobe vede aumentare il sui QI, appassionandosi all’apprendimento e alla tecnologia VR del dottore. Con l’andare del tempo, le sue capacità crescono sempre di più e il ragazzo diventa un vero e proprio genio capace, tanto per dirne una, di imparare il latino in sole due ore. La sua mente, secondo le parole di Angelo, è come una spugna che assorbe avidamente ogni tipo di conoscenza, inoltre, aumentando man mano il suo potenziale, arriva a mostrare poteri paranormali come telepatia, telecinesi e pirocinesi.

Come in ogni “cautionary tale” che si rispetti, il potere inebria chi lo possiede, portandolo sulla cattiva strada. Jobe inizia così a sfruttare le sua capacità per scopi personali e sfugge al controllo del suo “creatore”, in un’escalation che lo porterà a un vero e proprio delirio di onnipotenza.

L’ex tagliaerbe deciderà infatti di abbandonare il corpo fisico e caricare la sua coscienza nel cyberspazio per tentare la conquista di tutti i sistemi informatici del pianeta. Nella rete lo seguirà anche il dottor Angelo, ormai l’unica persona in grado di fermarlo…

L’importanza del “tagliaerbe”

Guardato con gli occhi di oggi, “Il tagliaerbe” può sicuramente sembrare un film ingenuo, con una trama debole e degli effetti speciali che fanno sorridere, se paragonati ai livelli raggiunti dalla CGI attuale, tuttavia, col passare degli anni, ha guadagnato lo status di pellicola “cult” tra gli appassionati del genere e ha il merito, come già accennato, di aver “reso popolare” la realtà virtuale.

Infatti, il regista, da sempre interessato a questo tipo di tecnologia, ha deciso di utilizzare hardware VR vero e proprio piuttosto che effetti speciali più vicini al mondo del cinema, lavorando in collaborazione con gli Angel Studios, (la futura Rockstar San Diego) responsabili di titoli come la versione Nintendo 64 Resident Evil 2,  Midtown Madness e Midnight Club: Street Racing, per le sequenze in CGI…

E la VPL Research di Jaron Lanier per le versioni cinematografiche di alcuni dei suoi prodotti, ovvero il Data Glove, lo EyePhone e la Data Suit, che i protagonisti usano per muoversi e interagire nel cyberspazio.

Brett Leonard e il futuro della VR

Ora, per quanto la VR non abbia (ancora) preso la piega fantascientifica che Leonard si era figurato, bisogna senz’altro riconoscergli una certa lungimiranza per aver creduto nel potenziale di questa tecnologia, che oggi è tornata più attuale che mai.

Negli anni, Brett Leonard ha continuato a seguire l’evoluzione della realtà virtuale (realizzando, tra le altre cose un altro film sul tema e cioè “Virtuosity” con un allora semisconosciuto Russel Crowe) ed è ormai considerato una figura di spicco dell’ambiente, tanto da aver partecipato alla VRTO – Virtual & Augmented Reality World Conference & Expo dello scorso anno, durante la quale ha contribuito alla stesura dello “Human Augmentation Code” (che sancisce tre principi fondamentali per l’uso di VR e AR) assieme a personaggi del calibro di Steve Mann, considerato il “padre” della tecnologia indossabile.

Nel corso di un’intervista rilasciata ad uploadvr.com che documenta l’evento, Leonard ha parlato dei suoi progetti attuali…
“(…) I’ve started a company called Virtuosity Entertainment with my co-founder Scott Ross, who worked at ILM and LucasFilm for George Lucas, and created Digital Domain with James Cameron. We want to be the Pixar of virtual reality – a studio that will create next generation VR, really very, very high-end, high-engagement high-quality interactive StoryWorlds, that’s the product we’ll be creating.(…)”

We’re going to create tools and create content – and essentially a platform. We see the StoryWorld platform as one that many different interactive narrative experiences can exist within so, in a sense, we’re going to be creating Disneyland without the stories yet and then fill it with them. (…)”

“(…) it will be something that is in between gameplay and linear narrative, and this is what we’re focused on at Virtuosity Entertainment is this undiscovered country between gameplay and interactive narrative where there is a narrative experience, there is an interactive experience — it’s emotionally engaging like cinema but in an even more intimate fashion. We’re focused on looking at the technology that will allow that kind of development. (…)”.

e delle sue idee sul potenziale innovativo della realtà virtuale, vista come la naturale evoluzione dell’attuale dimensione social:
“(…) I think that VR is the next evolution of taking all of these things that have trained us to be interacting with digital devices and take us back to a connection with humans in a virtual space. I think that’s the hope of the medium. This is something I talk about that I want VR to be the medium of the Global Human, where we can just have a place to just be humans with each other as opposed to these sorts of abstracted versions. Now, we’re going to have abstracted versions of each other in VR, but it’s a more inherently intimate and experiential experience of other people (…)”.

In a way then, VR becomes much more social than any other digital media that has led up to it. I think there will be those that have an isolating and alienating experience in VR – that’s just going to be part of what happens. But I believe that what will drive it, even commercially, will be true social experiences where you can connect with people across geographic lines, gender lines, lines of culture, and any of the other barriers that keep us apart, including the Tower of Babel of language. VR is an experiential thing that is almost post-linguistic. (…)”.

Infine, dice la sua sui motivi per cui, dopo un’iniziale fase di entusiasmo, la realtà virtuale è finita nel dimenticatoio:


“(…) Because the real [VR] experience never came close to what we were showing in the films. Technology had to catch up, and we had to wait for the smartphone revolution to provide us with technology that can take us into a true virtual world (…)”.
Tuttavia, l’intervista si conclude con una riflessione sul fatto che il cosiddetto “revival VR” ha ridato ispirazione a chi, come Brett Leonard, lavora in questo settore sin dalla prima ora. Ce lo dimostrano le notizie sul ritorno dello stesso “tagliaerbe”, ripensato come un progetto in VR che prevede un’immersione nella narrativa virtuale…

E l’annuncio di “The Futurist” un nuovo progetto TV/VR a cui Leonard sta lavorando assieme a Rob Weiss, sceneggiatore/produttore delle serie HBO “Entourage” e “Ballers”.

Anche per oggi siamo arrivati alla fine, ma continuate a seguirci per novità, articoli e approfondimenti su VR e AR.

Alla prossima!

Traduttore, giocatore e traduttore di videogiochi.

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